Il passero simbolo di valori semplici, di umiltà, di povertà, è un piccolo uccello che ha sempre fatto compagnia all’uomo perché spesso, vicino alle case trova cibo (briciole, granaglie avanzi). Per questi motivi si parla di lui nel vecchio e nel nuovo testamento e diventa personaggio di alcune poesie.
Siamo sempre stati abituati a vederli in gruppi scorrazzare nei cortili delle case sia in città che in campagna, in cerca di beccare qualche briciola, a giocare nelle pozzanghere d’acqua e poi volar via rumorosamente tutti assieme al primo segno di pericolo: un gatto, una finestra che sbatte, l’uomo che passa.
Da una decina d’anni, in silenzio sembra essere sparito. La sua presenza è venuta a mancare un po’ alla volta per tanti motivi. Forse il motivo principale si può ricondurre, in definitiva, al cambiamento sociale avvenuto negli ultimi anni. È sparita l’agricoltura tradizionale e con essa le aie delle case coloniche dove bene o male trovavano sempre qualcosa da beccare nelle mangiatoie dei polli o in quelle dei maiali. La campagna si è impoverita di diversità: sono venute a mancare le siepi, le colture si sono semplificate e si fa uso di fitofarmaci (diserbi, insetticidi, anticrittogamici). I passeri nutrono la prole con insetti che catturano qua e là. C’è da dire che gli insetti sono diventati sempre meno e quelli che ci sono potrebbero avere piccole dosi di insetticida: quindi mancanza di cibo per i piccoli significa meno nascite.
Sono venuti a mancare poi i posti dove possono nidificare: meno alberi e tetti sempre più sigillati dove fanno fatica a trovare buchi dove costruire il nido.
Si sono poi diffusi sempre di più uccelli con loro competitivi come cornacchie e gazze che possono scovare le nidificazioni dei passeri e mangiarne le uova.
Adesso ho cominciato a vederne una bella squadra vicino a casa. Ogni mattina lascio per loro, ma anche per altri uccelli, un po’ di semi per terra e appendo nutritori sugli alberi. Che sia un’inversione di tendenza? Non so, io mi sono circondato di alberi, ho un giardino pieno di arbusti, rose. Non uso veleni né sulle piante né nell’orto e forse stanno da me proprio per questo, ma tutt’intorno è così?




Autore: Oreste Furlan